Ho cercato in diverse occasioni di mettere a posto i miei documenti personali da quando sono qui in Italia. Quando sono arrivata nel 1997, che c’era ancora la lira e la peseta e tutte quelle bellissime monete che ci rendevano diversi e unici, mi hanno rilasciato un permesso di soggiorno per la durata di 5 anni in un pomeriggio.

Ricordo la fila, l’attesa, la puzza d’immigrato che emanavo anch’io, le mie foto in mano e il passaporto, il foglio azzurro perché io non arrivavo dalla Cina o dall’Africa, il rumore dei bambini che piangevano la loro impazienza di vivere.

Dopo la richiesta in questura si è presentato un funzionario nella casa dove abitavo allora e la madre del mio fidanzato all’epoca rispose che io abitavo lì. Verificato che non dormivo per strada e che ero in Italia per motivi di studi mi concessero il permesso di soggiorno.

Poi l’avventura del mio essere straniera nel vostro paese è incominciata e devo dire che; studiare ho studiato, lavorare ho lavorato e lavoro, le tasse le ho pagate, ho aperto anche una mia associazione e ho cambiato case a volontà. Ogni volta che mi sono fatta male, mi hanno accolto in ospedale e poche volte in 12 anni mi hanno insultato o offeso per rubare il posto ad uno di voi. Niente male, per carità. Non mi lamento. Meglio Zapatero, direte voi. Mah… quando me ne sono andata c’era al Governo in Spagna Aznar ed io avevo una grande voglia di nuovo.

Quando mi hanno rubato i documenti – non era uno straniero ma un italiano di cinquanta anni e questo per dire che la fame è uguale per tutti – al Consolato Spagnolo mi hanno rilasciato un passaporto per tre giorni in modo che potessi tornare a casa a rifare tutta la documentazione persa.

Poi all’anagrafe di Milano quando ho presentato la mia dichiarazione di residenza per richiedere il documento d’identità italiano – in modo di poter fare la patente o richiedere la carta di servizi sanitari della regione Lombardia – mi hanno chiesto il permesso di soggiorno e per quanto io fossi della Comunità Europea la risposta dei funzionari al Comune era: “la legge è così qui in Italia”. Ma quale legge? Bossi – Fini parla per gli extracomunitari e per quanto io non sia d’accordo con i cambiamenti apportati dal nuovo governo sui clandestini, i miei genitori non sono senegalesi. Andate a guardare la Costituzione Europea, Cristo!

Al giorno d’oggi la situazione non è cambiata o meglio chi lavora per lo Stato non sa come sia la situazione. Se vai in Comune i funzionari ti dicono una cosa. Se vai in Questura te ne dicono un’altra. E pensare che qualche anno fa i documenti per fare il permesso di soggiorno te lo davano alle poste! Magari è ancora così! Con gli albanesi che ti vendono la busta fuori quando alle poste sono finite!

Oggi un carabiniere mi rideva in faccia quando gli ho chiesto che volevo denunciare per smarrimento il mio permesso di soggiorno per poter richiedere uno nuovo. – Lei è spagnola non ne ha bisogno! La prima volta che mi trovo d’accordo con un carabiniere. Hanno chiamato in Comune e mi hanno spiegato che mi verrà rilasciato un Attestato di soggiorno.

Torno a casa. Ricerco su internet per l’ennesima volta. Ecco a voi cosa ho trovato.

Non ho più parole. E forse non voglio più mettere mano ai miei documenti.

Vado a comprarmi la patente da un albanese. Almeno i miei soldi serviranno a qualcosa di vero.

Le nuove norme per i cittadini comunitari