Generalmente non si dice che una decisione ci appare; gli uomini sono talmente gelosi della propria identità, per vaga che essa sia, e della propria autorità, per poca che ne abbiano, che preferiscono dare a intendere di aver riflettuto prima di fare l’ultimo passo, di aver ponderato i pro e i contro, di aver soppesato le possibilità e le alternative, e infine, dopo un immenso lavorio mentale, di aver preso la decisione.

Se insistiamo nell’affermare che le nostre decisioni siamo noi a prenderle, allora dobbiamo iniziare con il chiarire, con il distinguere chi è, in noi, quello che ha preso la decisione e quello che poi la eseguirà.

Noi non prendiamo decisioni; sono le decisioni che prendono noi.

La prova la ritroviamo nel fatto che, passiamo la vita a compiere i più svariati atti, senza farli precedere da un periodo di riflessione, di calcolo, al termine del quale, e solo allora, ci dichiariamo in condizioni di decidere se andare a fare colazione, o far visita ad un amico, o andare in bagno, o a cercare la donna che crediamo giusta per noi.

Le decisioni accadono malgrado la nostra volontà.