Questa è una lettera aperta.

Aperta perchè non nasconde un contenuto privato o destinato a un privato indirizzo.

Aperta perchè vorrebbe aprire al suo interno molte finestre dove guardare dibattiti e conversazioni meno superficiali.

Aperta perchè come una ferita prima di chiudersi, permette al sangue di vedere il mondo e sporcarlo, anche se solo per un’attimo.

 

Partiamo dalle banalità, così ci riscaldiamo.

Ieri ero a Londra e tra vari spostamenti ho mancato la diretta della seconda puntata del programma “Vieni via con me” dove Paolo Rossi faceva un suo intervento. Ho seguito però, per la prima volta in vita mia, i commenti su blog vari, facebook, siti collegati alla Rai e ho letto quello che mia madre chiamerebbe “la critica che non ci lascia vivere”.

 

Paolo è ubriaco…. Paolo è fatto…. Paolo non è in forma…. Meno male che c’è Paolo…. Ma hanno tagliato Paolo?

La lucidità è come il rincoglionimento. Hanno lo stesso effetto sull’uomo. Non avete mai detto la verità o avuto un idea molto “lucida” quando eravate ubriachi? Non siete mai stati così cinici da vedere il vero in mezzo al falso quando eravate persi in fumi altrui? Non vi hanno mai preso sul serio quando eravate rincoglioniti dalla giornata?

La bellezza dell’essere attore di Paolo è che ti fotte facendoti credere di essere lucido quando è perso e facendo finta di essere ubriaco quando vuole che tu ti preoccupi dell’ubriaco e intanto attacca. Risultato è fuori, nel senso che è fuori dalle convenzioni, e riesce a fare come vuole, ovunque.

Poi il fegato non gli permette più certe cose e questo lo sa solo chi lo conosce, veramente.

 

Sinistra di quà, destra di là, ben comune mezzo gaudio.

Alle superiori ci insegnano a mala a pena fino alla seconda guerra mondiale e ci mandano alla maturità che appena sappiamo cosa è successo mentre nascevamo nel nostro paese.

Gli ultimi quarant’anni di storia vanno studiati per capire cosa è diventato il paese e prima di aprire bocca bisognerebbe studiare, documentarsi, capire, confrontarsi anche con chi non la pensa come te.

Io sono spagnola e la vostra storia la studio tutt’oggi perchè faccio l’autrice e mi serve, perchè vivo e pago le tasse nel vostro paese, perchè prima di dare la mia opinione sulla vostra classe dirigente sento che mi devo informare.

E molto cordialmente lo suggerisco anche a voi. Soprattutto, se senza guardarci in faccia come facevano i nostri nonni, dobbiamo confrontarci tramite il web su fatti, argomenti, riflessioni di portata storica, come quello che sta succedendo oggi nel nostro tempo e spazio reale.

 

Resto o vado via. Stiamo parlando di televisione?

Io resto. Che non vuol dire che condivido il programma o come restano gli altri.

In quanto autrice di Paolo Rossi ero molto preoccupata per lui e per i nostri testi, della sua partecipazione al programma. Credo che all’Italia serva un programma televisivo diverso da quelli proposti in palinsesto, ma purtroppo, e questa è la mia umile opinione, “Vieni via con me” è diventato schiavo dei mecanismi etici, sociali, politici e culturali che voleva attaccare.

La sinistra intellettuale parla e sceglie la struttura del proprio nemico. Non metto in discussione i contenuti ( serve a questo paese che certe cose vengano dette in tv, serve alla nonna, al giovane, all’operaio sentirsi dire delle cose che non legge, ascolta, vede nella realtà dei tutti i giorni ), ma non condivido la forma, la struttura, la cornice, lo stile e di conseguenza, non vedo centrato lo scopo.

ll mio parere professionale su Paolo è che ha pareggiato come attore (e per lui vuol dire perdere) e ha vinto come persona. Ha cercato di affrontare la trasmissione come uomo.

“Vieni via con me”, a mio avviso, sta perdendo. Perchè sta lasciando fuori gli uomini e stanno prendendo dentro i showmen.

 

Io oggi come oggi resterei in silenzio. Un ora in silenzio in diretta in tv e costringerei tutti a guardare in faccia il silenzio e dopo, molto dopo, inizierei a parlare. Non è una soluzione new-age, non è una dittattura all’incontrario.

Serve all’Italia un programma televisivo diverso;

didattico perchè come diceva Jannacci “c’è mancanza di ignoranza in giro”,

di intrattenimento perchè la cultura trova nella distensione il miglior modo per pensare e riflettere, politico perchè le ideologie morte non devono diventare dei morti viventi

e infine sociale, perchè un senso civico e comunitario non può ritrovarsi soltanto nelle partite di calcio.

 

C’è però qualcosa che ancora manca.

 

Manca la parte umana in televisione. E perciò richiamo il silenzio.

 

Manca la parte umana, e chi c’era ieri in diretta in Rai sa che non c’è umanità nella televisione e se di un artista lasci fuori la persona, non ti rimane neache l’arte di questo o quell’artista.

 

L’umanità di cui parlo è assente in tutto il resto.

Perchè la televisione insegna e ha addestrato bene tutti noi ad essere sempre meno umani.

 

Appena appena esco da un certo “regime” e mi avvicino ai “vecchi modi di vivere” trovo in me

pazienza,

coraggio,

tolleranza,

volontà,

passione

e rabbia.

 

Cose che mi mancano appena appena salgo sul ring di questa democrazia di cui fanno parte, perchè al servizio, i blog, i facebook, le mail, i messaggi, i servizi, i report, le dirette su, le gite ad Avetrana….

Dovremmo, dico, forse dovremmo restare per un giorno in silenzio a riflettere. E quando dico in silenzio, dico proprio senza cellullare, connessione internet, collegameti vari.

In silenzio.

Vediamo cosa ci resta del nostro io costruito con tanta fatica, eh?

E quali saranno i commenti il giorno dopo su facebook della nostra sperienza “un giorno in silenzio”?

 

Un’ultima rilfessione…

Come artista che uomo vorresti essere?

Come uomo che artista vorresti diventare?

 

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